Ecco qua
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Cos’ho?
Ho dei tagli sul viso
Si, ma io cos’ho?
che se sanguino rido
mi sciolgo un pò
tanto non sento niente
Io cos’ho?
sembra aver già deciso
ma proprio non so
mescolarmi al sorriso
di chi più non ho
tanto non sento niente
Parlo con te
sempre
anche se tu sei
assente
quelli non dicono
niente
solo un silenzio
assordante
muoio con te
sempre
vivo di te tra la gente
quelli che parlano, parlano, parlano
ancora
E non resta più niente
proprio niente
del cielo che abbiamo perso
rubandoci i pezzi più neri
più neri del nero
e ora più niente
c’è una stella cadente
ma era l’ultima già
e schiantandosi precipita
sulla mia pelle
lasciando un pozzo infinito
dove tutto è finito
per sempre finito
nel fondo più fondo
della libertà
Che farò
se questi tagli sul viso
ancora io ce li ho
e di rosso vestita
negli occhi sarò
e ancora tu niente
Io non ho, non ho, non ho…
l’obbedienza
di chi è sparito
già da un po’
se dipingi un paradiso
io lo distruggerò
così tanto per niente
Parto da te
sempre
per tornare a essere
niente
finisco a te
sempre
analizzando la gente
e non ha più senso quel
niente
quel che rimane ancor
niente
e quelli che che parlano,
parlano ancora e poi parlano
E non resta più niente
proprio niente
del senso che abbiamo perso
dei gesti di un altro
che non fa più testo
e intanto ci uccide
e non lascia resto
E non resta più niente
nient’altro che niente
e il tetto lo abbiamo perso
e ormai piove a dirotto
su mobili e teste
allagando speranze
che affogano lente
nuotando nel niente
nuotando nel niente
io nuoto nel niente
tu nuoti nel niente
della libertà
Bellamore Bellamore non mi lasciare,
Bellamore Bellamore non mi dimenticare.
Rosa di Primavera, isola in mezzo al mare,
lampada nella sera, Stella Polare.
Bellamore Bellamore, fatti guardare,
nella luna e nel sole fatti guardare.
Briciola sulla neve, lucciola nel bicchiere,
Bellamore Bellamore, fatti vedere.
E vieniti a sedere, vieniti a riposare,
su questa poltroncina a forma di fiore.
Questa notte che viene non darà dolore,
questa notte passerà, senza farti del male.
Questa notte passerà, o la faremo passare.
Bellamore Bellamore, non te ne andare.
Tu che conosci le lacrime e le sai consolare.
Bellamore Bellamore non mi lasciare,
tu che non credi ai miracoli ma li sai fare.
Bellamore Bellamore fatti cantare,
nella pioggia e nel vento, fatti cantare.
Paradiso e veleno, zucchero e sale,
Bellamore Bellamore, fatti consumare.
E vieniti a coprire, vieniti a riscaldare,
su questa poltroncina a forma di fiore.
Questo tempo che viene non darà dolore,
questo tempo passerà, senza farci del male.
Questo tempo passerà o lo faremo passare
Ti libero la fronte dai ghiaccioli
che raccogliesti traversando l’alte
nebulose; hai le penne lacerate
dai cicloni, ti desti a soprassalti.
Mezzodì: allunga nel riquadro il nespolo
l’ombra nera, s’ostina in cielo un sole
freddoloso; e l’altre ombre che scantonano
nel vicolo non sanno che sei qui.
In un momento
Sono sfiorite le rose
I petali caduti
Perché io non potevo dimenticare le rose
Le cercavamo insieme
Abbiamo trovato delle rose
Erano le sue rose erano le mie rose
Questo viaggio chiamavamo amore
Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose
Che brillavano un momento al sole del mattino
Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi
Le rose che non erano le nostre rose
Le mie rose le sue rose
P.S. E così dimenticammo le rose.
Dino Campana
LXVIII. A lapis, su un foglio piegato, scritto su tre facciate (Archivio Matacotta)
Un viaggio chiamato amore, Edizioni Feltrinelli, 2000 - a cura di Bruna Conti
Amai trite parole che non uno
osava. M’incantò la rima fiore
amore,
la più antica difficile del mondo.
Amai la verità che giace al fondo,
quasi un sogno obliato, che il dolore
riscopre amica. Con paura il cuore
le si accosta, che più non l’abbandona.
Amo te che mi ascolti e la mia buona
carta lasciata al fine del mio gioco.
Una curiosa Creatura è il Passato
A guardarlo in Viso
Si può approdare all’Estasi
O essere Disperato.
Se qualcuno disarmato lo incontrasse
Mi precipiterei a dirgli di scappare
Ché quelle sue stinte Munizioni
Potrebbero ancora annientare.
Tutti i libri del mondo
non ti danno la felicità,
però in segreto
ti rinviano a te stesso.
Lì c’è tutto ciò di cui hai bisogno,
sole stelle luna.
Perché la luce che cercavi
vive dentro di te.
La saggezza che hai cercato
a lungo in biblioteca
ora brilla in ogni foglio,
perché adesso è tua.
I loro destini sono come la storia dei pianeti.
Ognuno ha la sua particolarità,
non ha un pianeta che gli sia simile.
Se uno viveva inosservato e amava questa sua insignificanza,
proprio per la sua insignificanza egli era interessante fra gli uomini.
Ognuno ha il suo segreto personale.
In quel mondo c’è l’attimo felice,
c’è in quel mondo l’ora più terribile,
ma tutto ci resta sconosciuto.
Quando un uomo muore,
muore con lui la sua prima neve,
il suo primo bacio, la sua prima battaglia…
Tutto questo egli porta con sé.
Rimangono certo i libri, i ponti,
le macchine, le tele dei pittori.
Certo, c’è molto destinato a restare,
eppure sempre qualcosa se ne va.
È la legge di un gioco spietato.
Non sono uomini a morire ma mondi.
Ricordiamo gli uomini terrestri e peccatori, ma che sapevamo di loro?
Che sappiamo dei nostri fratelli, degli amici?
Di colei che ci appartiene?
E del nostro stesso padre, tutto sapendo, non sappiamo nulla.
Gli uomini se ne vanno… e non tornano più, non risorgono i loro mondi segreti.
E ogni volta vorrei gridare ancora
contro questo irrevocabile destino. Evgenij Evtušenko
Lontano, alla luna,
sul fiume una vela,
serena passando,
che cosa mi rivela?
Non so, ma il mio essere
mi si rese estraneo,
e io sogno senza vederli
i sogni che ho.
Che angoscia mi allaccia?
Che amore non si dispiega?
È la vela che passa
nella notte che resta.
nel silenzio dipinto e in raccoglimento,
giorno dopo giorno versa il latte
dalla brocca nella scodella,
il mondo non merita
la fine del mondo
Wisława Szymborska

